mercoledì 13 settembre 2017

Organbidexka, dove volano i migratori.


Il dipartimento dei Pirenei atlantici, nel sud ovest della Francia è un territorio molto bello, ricchissimo di pascoli dai fondovalle alle cime pirenaiche. Il colore che accompagna costantemente il visitatore è il verde, nella miriade di sfumature dei pascoli e della lussureggiante vegetazione boschiva. A far da contraltare a quell'enorme macchia verde sono, nell'attraversamento dei piccoli centri abitati, i colori pastello delle persiane alle finestre delle abitazioni. Azzurro, lavanda, blu, rosa, rosso, bianco, posti ancor più in evidenza dal grigio ardesia delle tegole dei tetti.
Tutti i giorni, impiegando un'ora e poco più di auto, attraversavamo questi luoghi per salire al Col de Organbidexka a 1300 metri di altitudine, per seguire la migrazione degli uccelli.














Larrau, giù in fondo alla valle, è l'ultimo centro abitato che si attraversa prima di intraprendere l'ascesa che porta a Organbidexka e alla foresta d'Iraty. La postazione che ci siamo scelti è appena più bassa di quella ufficiale del campo della LPO, e circa 200 metri prima, a lato della strada. E' che per noi è logisticamente importante la vicinanza dell'auto: attrezzatura tecnica, vettovaglie, sedie ed eventualmente un tavolino; in più il portellone del Doblò (2mt x 2mt circa!) rappresenta un notevolissimo riparo dal sole e dalla pioggia. Eh beh, ci piace avere tutto a portata di mano...!
Alcuni giorni ricevevamo la visita dei cavalli, ed altri quella delle pecore. Non siamo mai stati soli.

























E quando non c'erano ne' gli uni ne' gli altri e neanche i migratori, bastava guardare così, a caso, in qualsiasi direzione per vedere volteggiare i grifoni. A centinaia, su ogni pascolo, ogni colle, ogni vetta. Mai una battuta d'ala. Silenziosi, enormi, bellissimi!
Tra gli stanziali il trittico dalle penne nere: le cornacchie nere, i tanti corvi imperiali e lo stormo compatto dei gracchi corallini.









Ancora, tra i rapaci locali, tre gipeti (un immaturo un giorno e due adulti quello seguente), un lontanissimo capovaccaio; una juv aquila reale che ha pattugliato per pochi minuti il vallone sotto di noi, le tante juv poiane e un falco pellegrino in caccia. Tra i passeriformi, quelli che hanno avuto la bontà di posarsi vicino a noi: i prispoloni, gli spioncelli e l'immancabile culbianco. Sulle rade alberature balie nere, picchio muratore, luì piccolo e averla piccola. Sugli steli più alti dei pascoli qualche saltimpalo e una solitaria tordela in volo veloce.
Molti juv gheppi nel classico atteggiamento di caccia, "appesi al cielo", controvento!




























E i migratori, rapaci e cicogne. Che erano poi lo scopo del nostro viaggio. Migliaia di pecchiaioli, ancora tanti nibbi bruni (non ce li aspettavamo così numerosi) e sparvieri in buon numero. I primi bianconi di passo mentre i locali cacciavano attorno a noi; lo stesso atteggiamento per i nibbi reali (coloratissimi i juv nel loro splendido piumaggio); albanelle reali e minori, falchi di palude e falchi pescatori. Poche aquile minori e lodolai; nessuna poiana in transito.






















Nibbi bruni


Abbiamo visto soltanto cicogne nere a Organbidexka. Sorpresa invece per una juv ghiandaia marina osservata per tre pomeriggi consecutivi posata su un albero spoglio a ridosso della strada, a 1200 mt. Nei conteggi della LPO è stata classificata in "riposo migratorio".


Spettacolare e affascinante, ovunque lo si osservi, il movimento dei pecchiaioli. In montagna, se sei in una zona panoramicissima com'è questo colle pirenaico, puoi tentare di "prenderli" molto lontani. Se hai pazienza puoi vederli scivolare lentamente fino a quando i primi del gruppo rallentano e si mettono a roteare su una termica: tutti gli altri faranno lo stesso movimento. Poi qualcuno prenderà l'iniziativa rimettendosi in cammino scivolando nel vento. Alla successiva termica riproporranno lo stesso atteggiamento fino a passarti davanti, o sopra, o alle spalle per dirigersi a sud, oltre la linea dei pascoli sommitali. Aldilà di quella linea e del Pic d'Orhy c'è la Spagna. Oppure, ed è quasi una magia, li vedi spuntare dalla chioma dei boschi sottostanti. Cinque, dieci, venti, quaranta e caoticamente, seguendo ognuno una personale traiettoria, si alzano lentamente volteggiando sul bosco fino ad arrivare all'altezza dei tuoi occhi. E continuano a salire fino a scomparire, quando c'è, nella foschia, dentro le nuvole. Quando invece splende il sole, li perdi inghiottiti dall'azzurro più azzurro che c'è. 
Puff, in un attimo non ci sono più: si è compiuta la magia!


Alla fine delle osservazioni ne abbiamo contati alcune migliaia, e insieme a tantissimi adulti abbiamo osservato anche i primi splendidi pecchiaioli nati quest'anno.


A malincuore (si fa per dire) abbiamo trascorso un paio di giornate lontano da Organbidexka (è difficile allontanarsi da luoghi simili, d'altronde non potendo stare contemporaneamente in due posti diversi...). Una giornata l'abbiamo trascorsa in pianura, lungo il corso del fiume Adour, alla ricerca dei nibbi bianchi e, sotto sotto, covavamo la speranza di vedere qualche migratore: la zona è buona! Ottima giornata per i nibbi, visti ben sei in quattro siti diversi! Una coppia, un adulto con un juv, e poi uno e uno. Tra i migratori quindici pecchiaioli, due aquile minori, cinque falchi pescatori e un enorme stormo di cicogne bianche. Contate in foto (mettendo insieme quattro scatti) sono risultate essere circa 350!!! Giornatona, e giornatona anche sul colle dove hanno contato più di 1900 pecchiaioli (mannaggia!). Però le cicogne non le hanno viste, e noi tenevamo troppo a vedere i nibbi bianchi. Va bene così.




L'altra giornata l'abbiamo trascorsa ai 1600 del Col de Somport, poco più a est di Organbidexka. Anche lì è stato istituito un punto di osservazione sulla migrazione, sulla linea di confine. Noi veramente, e rimanendo comunque sul passo pirenaico (c'era abbastanza vento e faceva anche freddo), non abbiamo contattato migratori di sorta. Somport è una rinomata stazione sciistica, quindi alberghi, rifugi, ristoranti e ammennicoli vari. Però c'era pochissima gente. Abbiamo comunque trascorso una piacevole giornata tra gipeto, aquile minori, grifoni, nibbi reali, corvi imperiali e un bel gruppo di 28 camosci. Sentite ma non viste le marmotte. Tra gli alberghi e le siepi si muovevano ballerine bianche e gialle, regoli, balie nere, pettirossi, tutte le cincie del mondo, luì piccolo. Sui davanzali delle finestre si posavano il codirosso spazzacamino e paffute rondini montane. Lo spettacolo vero, un'esibizione da star ci è stata offerta da due bianconi in caccia sopra le nostre teste, bassissimi. Entusiasmante, da "pelle d'oca"!


Tutte le sere, scendendo dal colle, costeggiavamo un lungo tratto del Gave de Larrau, un corso d'acqua a carattere torrentizio, bello, spumoso e saltellante. Dai e dai un tardo pomeriggio ci siamo fermati lungo un tratto abbastanza in piano, per tentare la sorte su ballerina gialla e merlo acquaiolo. Detto e fatto, in venti metri c'erano tutti due! Coup de chance!


Tirando le somme degli uccelli migratori visti, questi sono i numeri:
Falco pecchiaiolo: 3486
Nibbio bruno: 401
Falco di palude: 24
Sparviere: 22
Falco pescatore: 16
Albanella minore: 11
Aquila minore: 5
Albanella reale: 4
Capovaccaio: 1
Lodolaio: 1
Biancone: 15 (alcuni locali)
Nibbio reale: 32 (molti locali)
Cicogna bianca: 350 (circa)
Cicogna nera: 15
Zafferano: 25 (un unico stormo)

Tra gli stanziali:
Grifone: molte centinaia
Gipeto: 3
Aquila reale: 1 juv
Falco pellegrino: 1
Poiane: molti juv
Gheppi: molti juv

Le ultime foto sono un omaggio alle presenze costanti e inevitabili degli animali al pascolo: "la brebis", la pecora, negli alti pascoli montani e "la vache", la mucca, sopratutto nei pascoli del fondovalle.


E poi che altro dire. Potremmo dire che se troviamo una casa più o meno come questa, a prezzi modici però, beh......ci trasferiamo! Poi non dite che non vi avevamo avvisato. Adieu les vacances!











martedì 20 giugno 2017

Campo Imperatore: il volo dei grifoni.

Quassù, mediamente a 1800 metri di altitudine per dimenticare, almeno per un giorno, la sconsiderata vita che più o meno inconsciamente siamo costretti a vivere!
Nella vastità dell'altopiano di Campo Imperatore (AQ), immensa tavolozza di colori dove regna sovrano il silenzio, vivono e si riproducono centinaia e centinaia di coppie di piccoli uccelli. Ma questa volta, e siamo grati alla benevolenza del destino, siamo incappati nella giornata dei grifoni. Più di trenta di questi maestosi avvoltoi si sono fatti a lungo osservare!
Ma andiamo con ordine.
Prima di immetterci nell'altopiano vero e proprio salendo da Fonte Cerreto, abbiamo fatto una deviazione a destra verso il lago di Filetto e la piana di Fugno.


Non c'eravamo mai stati e siamo rimasti favorevolmente colpiti da questa piccola conca dove, vicino ad un rudere e a piccoli appezzamenti coltivati c'è il piccolo lago quasi pieno di vegetazione galleggiante, e un ridotto canneto. Al centro del lago una coppia di folaghe con pulli e sui bordi alcuni germani reali e una gallinella d'acqua.

Sulle cime degli alberi strillozzi in canto. Tra i massi nei declivi si muovono codirossoni e passere lagie. Ogni grande arbusto di rosa canina ospita una coppia di averle piccole. Per pochissimi secondi si fa vedere anche un maschio di zigolo giallo.























Torniamo verso la strada maestra ma, al bivio, tiriamo dritti andando dalla parte opposta. Dopo neanche un chilometro arriviamo al rifugio Montecristo. Due basse costruzioni, un impianto di risalita e un enorme parcheggio. Anche qui è segnalato, tra gli altri, il codirossone. Difatti eccolo posato sul tetto: un bel maschio con una corposa imbeccata!


Incominciamo a vedere parecchi culbianchi e a fine giornata ne perderemo il conto, tanti ne abbiamo visti! Addentrandoci nell'altopiano di Campo Imperatore nei pascoli prossimi alla strada si muovono calandri e ancora culbianchi, mentre osserviamo in prossimità di grandi pozze d'acqua mandrie di cavalli e di bovini.


Arrivati al piazzale dell'albergo e dell'osservatorio veniamo accolti dall'incessante viavai dei balestrucci, la cui colonia occupa tutto il perimetro dell'hotel. Mentre osserviamo un lontanissimo grifone uno sfarfallio bianconero attraversa le lenti dei binocoli. Sorpresi ci guardiamo attorno e incrociamo il volo di due fringuelli alpini! Che spettacolo!


Ce li godiamo per una ventina di minuti, insieme a ballerine bianche e a un chiassoso stormo di gracchi corallini. Di nuovo in auto per scendere nella piana. Incrociamo diversi spioncelli, e tra imbeccate, inseguimenti e lotte territoriali è un continuo fermarsi, scendere e risalire in macchina nel tentativo di fotografarli: che faticaccia...



Giunti nella piana procediamo a passo d'uomo cercando di vedere tutto il possibile, e anche di più! Tanto il traffico è quasi nullo. Comunque quelle poche auto che incrociamo vanno come saette: ma che avranno da correre in un posto come questo?
Dedichiamo più attenzione ai culbianchi e alle allodole. I primi giocano a nascondino tra le rocce rincorsi dai loro pulli, mentre le seconde svolazzano canore in alto nel cielo, per poi piombare al suolo e nascondersi tra le alte erbe: ma qualcuna ne scoviamo!



Avvicinandosi l'ora di pranzo puntiamo decisamente verso "lontani segnali di fumo". No, non sono i navajos di Aquila della notte (ma tu guarda come affiorano all'improvviso i ricordi di gioventù: ah, Tex Willer...magari le loro storie potevano essere state immaginate anche in posti come questo!), ma le fornacelle del ristoro Mucciante, già in piena azione. Mentre procediamo verso "le grigliate" però ecco spuntare alcuni maestosi grifoni, che con larghi e lenti giri si abbassano fino a posarsi in terra. Posarsi in terra? Ma allora vuol dire che da qualche parte c'è del cibo, qualche animale morto! Difatti eccola laggiù la carcassa di un bovino, si vede bene al binocolo; e posati lì vicino ci sono almeno 15 avvoltoi! Stiamo a lungo ad osservarli, ci dimentichiamo anche dello stomaco che brontola: qualche grifone l'avevamo sempre visto qui, ma mai così numerosi. Che meraviglia! Trascorsa una mezzora ci rimettiamo in marcia confidando di ritrovarli al ritorno.




Fatto il pieno di arrosticini  e caciocavallo via, di nuovo in marcia, verso il lago Racollo. Non senza un'ulteriore sosta all'altezza dei grifoni. Sono ancora lì posati a terra, e altrettanti in volo, sopra e davanti a noi, molto vicini. Ma ci sono altri due "sbinocolatori" indaffarati a seguirne le evoluzioni. Ma pensa te, Carlo e Simonetta! Quando non siamo fuori insieme (l'ultima è stata alla valle del Mignone) ecco che ci si incontra per caso ovunque ci siano uccelli da guardare. Poche battute poi ognuno per la sua strada (loro dovevano ancora pranzare).
Superato il bivio raggiungiamo il laghetto scoprendo il rifugio e la grande mandria di bianchi bovini, che placidamente pascolano. Chi sta sdraiato a ruminare e chi tieni gli zoccoli a mollo nell'abbeverata.


Percorriamo la stradina tutte curve che sale lungo il dolce pendio, tra un tripudio di prati riccamente fioriti: da quassù si ha una splendida visione dell'altopiano e delle cime che lo circondano.



E' ormai metà pomeriggio. Decidiamo di tornare sui nostri passi, facendo però ancora una breve sosta al lago di Filetto e al rifugio Montecristo. Per allungare, se possibile, la nostra chek-list giornaliera.
Al lago riviste tutte le specie del mattino, più qualche cardellino e verdone. Al rifugio il codirossone maschio e...più nulla. Speravamo almeno in un saltimpalo, è tutto il giorno che lo cerchiamo, ma è diventato così difficile da vedere ormai. Pazienza. 
Però, aspetta, ho visto un movimento su in alto, a metà pendio. Sembra una femmina, no è un pullo. Vediamo se attorno si muovono gli adulti.  Ma è lui stesso, il pullo, a portarci dagli adulti: spicca il volo a becco spalancato e si posa un po' più in alto, vicino a un maschio di...saltimpalo! Finalmente eccolo, e così la giornata si conclude nel modo migliore.


Possiamo metterci in viaggio, però prima dobbiamo salutare un "amico". Era lì anche stamattina quando siamo arrivati, per fare il suo lavoro: è un cane pastore. Adesso però se ne sta sdraiato sull'erba e ci osserva. Ma guardate che sguardo: è così che terrorizzi i lupi?


Non ci facciamo ingannare dalla bonarietà di quegli occhi. Se qualche spavaldo lupacchiotto si dovesse avvicinare troppo alla mandria o al gregge che lui protegge, allora saprà ben farsi rispettare! E' bellissimo. Ciao amico a quattro zampe.