giovedì 5 aprile 2018

Nel vento del Salento


Pasqua al sud, nella penisola salentina, pochi chilometri dopo Otranto: Punta Palascìa. Arriviamo poco dopo l'ora di pranzo e quasi non riusciamo ad uscire dall'auto! Soffia uno scirocco bestiale, si fa fatica a stare in piedi! Il mare è in ebollizione, onde enormi si infrangono sulla costa rocciosa sparando verso il cielo una miriade di getti spumosi. E' bellissimo.
Nel pomeriggio girovaghiamo in qua e in là, tanto per prendere coscienza del posto. Vediamo poco o nulla, sempre al riparo dell'auto. Qualche sparuto grillaio sballottato dal vento in temeraria caccia sulla gariga, e improvvise apparizioni di gazze (impareremo presto che è la specie predominante, la troveremo ovunque e abbondante!).


Verso sera lo scirocco cessa completamente, così come ci aveva assicurato Valentina una volta giunti nell'agriturismo dove abbiamo soggiornato. Il mattino seguente, Pasqua, splende il sole ma tira un libeccio niente male. Bisogna coprirsi bene! Inizia così la nostra esplorazione di una piccola parte del Salento tra Punta Palascìa, Torre S.Emiliano e Porto Badisco. Camminiamo spesso a piedi ai lati della careggiata: a sinistra verso la falesia e il mare, a destra verso alcune zone coltivate e masserie in parte abbandonate. Il terreno, la gariga e la pseudo steppa, sono a prova di caviglie così piena di affioramenti calcarei, massi e pietre. O te le rinforzi definitivamente, o ce le lasci e ritorni a casa sdraiato in auto, sperando che l'altro sia in condizione di guidare: ci è andata di lusso!


 












Incominciamo a vedere culbianchi, ritti sulle rocce e strillozzi (sono ovunque) anche loro sempre in posizione elevata. Mentre spuntano come fiori coloratissimi gli stiaccini.





A metà mattinata decidiamo di scendere verso S. Maria di Leuca per contattare i gabbiani corsi: sarebbe una prima volta per noi! E' bello, dopo tanti anni di birdwatching, avere ancora delle specie da scoprire. Arrivati sul posto nessun gabbiano si presenta all'appello, ma proprio di nessun tipo. C'è solo un mare splendido, agitato il giusto, tanto da formare dei "cavalloni" dai colori straordinari.


Allunghiamo il giro e puntiamo su Gallipoli. Lì siamo sicuri di beccarli i corsi: ce l'hanno promesso!
E difatti, dopo un primo straniamento dovuto al caos parcheggi (i locali che vanno al ristorante per il pranzo di Pasqua parcheggiano quasi uno sull'altro), ci ritroviamo dentro il porto, soli soletti, ad ammirare le evoluzioni dei gabbiani. I corsi sono magnifici.



MariaRosa non ha resistito. Si è privata di un boccone del suo panino..ma che cuore grande che ha !!!



Non sono molti i rapaci che abbiamo osservato nei tre giorni di permanenza. Un'albanella pallida 2°cy, tre o quattro falchi di palude e una ventina di grillai e gheppi: tutti in caccia. Due sparvieri, quasi sicuramente migranti, una femmina di pellegrino e una lontanissima poiana. Diciamo che ci aspettavamo qualcosa di più. Più divertente è stato cercare passeriformi tra i rovi e gli arbusti: averla capirossa, occhicotto, sterpazzolina comune e saltimpalo. Oppure uccelli di steppa come la cappellaccia e la calandra.



Abbiamo anche fatto osservazioni che non ci aspettavamo di fare (sbagliando evidentemente). Mentre ammiravamo e fotografavamo le imponenti montagne a picco sul mare dell'Albania sotto di noi, sul pelo dell'acqua, sono transitate una trentina di berte maggiori e uno zafferano ssp. fuscus !



Nell'agriturismo, ricavato da un'antica masseria, e nell'adiacente giardino e vicino boschetto, nidificano passere d'Italia e passere sarde, cince e gazze. L'upupa e la civetta, che tutte le notti cantava posata su un fico davanti alla nostra camera.


L'ultimo giorno, nel nostro abituale giro pedestre post-alba e pre-colazione abbiamo incrociato alcune persone intente a raccogliere, tra la vegetazione, quella che per i locali è una squisitezza assoluta: la "municeddha" (la monachella), una bella lumachina color giallo limone pallido (nella foto si arrampica su un asfodelo). E' interessante conoscere tutto il processo che c'è tra la raccolta, che avviene dai primi di aprile a tutto maggio, e il consumo che ne verrà fatto ad agosto. Si svolge da anni ormai un'imponente sagra nella prima decade appunto di agosto, che attira migliaia e migliaia di persone.


Al mattino dovevamo stare attenti a dove mettere i piedi camminando lungo i tratturi. Nell'umidità mattutina uscivano tutte allo scoperto!
Così sono volati via tre bei giorni, in un luogo bellissimo e magico dove il vento la fa da padrone! Potevamo vedere di più? Forse, o forse no. Ma non importa, ci è bastato quello che abbiamo visto e fotografato. E sopratutto ci è bastata l'accoglienza, la disponibilità e la gentilezza dei salentini incrociati a vario titolo sul posto! A presto.












mercoledì 14 febbraio 2018

Carnevale a Comacchio.

Comacchio, tra acqua e cielo. Un maschio di albanella reale attraversa lo specchio d'acqua difronte a Boscoforte. Un cormorano in livrea nuziale a pesca nel canale dell'argine Agosta. 














Nel Mezzano voli di gru e pavoncelle. Una femmina di albanella reale in caccia di roditori.

Una vigile poiana osserva le nostre mosse...





Lungo la strada per Prato Pozzo si muovono piccoli stormi di fringillidi: fringuelli, peppole, verdoni, cardellini, alcuni migliarini di palude, due pispole e un solitario pettirosso. Poco più avanti una decina di passere mattuge; nel canale quasi secco sfreccia un martin pescatore.
Ripercorrendo l'argine Agosta, poco dopo valle Zavelea, uno splendido gufo comune sonnecchia beato al caldo sole pomeridiano.


E il carnevale? Beh, ma quello era a Comacchio. Poi non eravamo neanche mascherati....!




2018 Inizio in...bianco!



Rientrando dal Friuli deviazione obbligatoria verso Porto Tolle-Scardovari (Delta del Po): c'è un nibbio bianco da osservare. E' il 2 gennaio, il nuovo anno sembra in gran forma!

















lunedì 18 dicembre 2017

Comacchio natalizio

Sabato scorso, in cerca di "regali alati" da mettere sotto l'albero di Natale! Girovagando per le valli di Comacchio, arrivando e ripartendo con il traghetto sul Reno. Passaggio d'obbligo, nei due sensi, dalle Saline di Cervia: niente poiana calzata, ma non ci siamo quasi fermati.
E quindi a sbinocolare lungo l'argine del Reno, l'argine Agosta, valle Zavelea e la bonifica del Mezzano, lungo la strada per Argenta.


Oche selvatiche e gru sopratutto. Un migliaio le prime e poco più di cinquecento le seconde. Le oche in gran movimento a drappelli, a piccoli stormi da e per Zavelea, le gru tutte insieme in pastura nei coltivi oltre il canale circondariale. Il loro meraviglioso e ininterrotto vociare come colonna sonora per tutto il tempo che siamo rimasti ad osservarle.
















Nel mare di Comacchio, paciosamente a galla, una femmina di gobbo della Giamaica e un quattrocchi, un maschio in eclissi. Invece in frenetica attività, come sempre peraltro, molti svassi piccoli e alcuni svassi maggiori. Nelle acque che scorrono nel canale parallelo all'argine Agosta un notevole consesso di aironi bianchi maggiori (ne abbiamo contati 110) a pesca in un tratto dove il livello dell'acqua è più basso. Con loro un unico airone cenerino.





























Nel canale gran movimento anche di cormorani e di marangoni minori, pochi i gabbiani. Tra i limicoli abbiamo visto un piro piro boschereccio e un piro piro piccolo; una decina di chiurli maggiori; molti piovanelli pancianera e qualche gambecchio comune. Un nutrito stormo di pavoncelle e in un campo di grano una trentina di pivieri dorati. Quattro invece le specie di rapaci: molti tra poiane e gheppi, un maschio di albanella reale e uno di falco di palude.





Sporadiche le presenze dei passeriformi. Due coppie di saltimpali, pochissime ballerine bianche e pochi storni. Visti e sentiti alcuni beccamoschini; negli arbusti lungo la strada di Zavelea irrequieti gruppetti di fringuelli mentre lungo la strada per Argenta, in un piccolo appezzamento di non sappiamo quale tipo di vegetazione, ormai secca ma evidentemente ricca di semi, si aggirava "famelico" un bel gruppo di migliarini di palude e passere mattuge. Siamo rimasti fermi a lungo ad osservare le loro evoluzioni!















Abbiamo così trascorso, in quei posti, l'ennesima bella giornata di BW. Certo, i luoghi sono sempre quelli, le specie di uccelli che vediamo, più o meno sono sempre quelle. Ma ciò che ogni volta è nuovo è il fascino, la bellezza, la magia di quei posti e di quegli uccelli. Quello che a fine giornata ci fa dire "Siamo stati proprio bene, in pace con noi stessi e con il resto del mondo". E sulla strada di casa già mettiamo in cantiere la prossima uscita!


lunedì 4 dicembre 2017

Storni, una migrazione strabiliante!


Sono spettacoli ai quali bisogna assistere di persona, direttamente. Non che non si riescano a raccontare, ma poi non si riescono a trasmettere le sensazioni, le emozioni e lo sbalordimento  che si provano osservando le loro fantastiche evoluzioni. Gli storni, uccelli "casinisti"! Gran razziatori di vigneti e uliveti; normalmente si muovono in bande più o meno numerose e dove arrivano.....si salvi chi può! Grandi imitatori delle voci di molte altre specie di uccelli, d'estate hanno il piumaggio nero lucente con riflessi verdi e viola, becco giallo. D'inverno invece il becco è nero e tutto il piumaggio si ricopre di appariscenti macchiettature biancastre: elegantissimi!


Quando migrano, come in questo periodo, si muovono in stormi enormi composti da migliaia, migliaia e migliaia di esemplari. Centinaia di migliaia. Nuvole incredibili di uccelli che si muovono all'unisono con virate, cabrate, accelerazioni e scarti improvvisi frutto di una "regia" attenta e spettacolare. Ma chi e/o cosa li guida, chi e/o cosa li porta a fare il medesimo movimento nello stesso preciso momento, senza che si crei mai neanche un po' di confusione?




Fluttuano nell'aria come una massa liquida, assumono le forme più disparate. A volte sembrano degli enormi pesci; oppure si trasformano in forme geometriche, a goccia, a palla e all'improvviso esplodono come fuochi d'artificio, occupando l'intera volta celeste! Ma bisogna vederli volare per apprezzarne le fantastiche movenze, per rimanere a bocca aperta!


Nel video che proponiamo è proprio questo che abbiamo cercato di mettere in risalto. Il filmato è il risultato di riprese fatte in tre differenti giornate. La prima parte propone gli storni al mattino in una zona di Ancona nord non distante dal nostro quartiere, nelle colline e campagne a ridosso dell'ospedale regionale. Sotto una discreta pioggia sono in alimentazione tra radi ulivi e campi incolti; tentano anche un "blocco automobilistico" invadendo per un po' la sede stradale! La parte centrale del filmato riprende gli storni nei loro straordinari volteggi aerei nell'ora prima del tramonto. Il finale del video li vede invece impegnati, poco prima del calar della sera, a scendere a gruppi nel canneto dove poi trascorreranno la notte. Tra la linea ferroviaria e i centri commerciali di Ancona sud.

Ma quanti sono? Qualcuno se la sente di azzardare un numero? Noi pensiamo ad alcune centinaia di migliaia, ma non riusciamo a quantificarli!
Iniziano ad arrivare nell'area del dormitorio attorno alle 16,00, a gruppi più o meno consistenti. Più o meno alle 16,20 sono tutti presenti, suddivisi in due/tre grupponi volteggianti ognuno per proprio conto. Quando capita che si ammassano in un'unica bolla...allora è l'apoteosi!



Attorno e in mezzo a tutto questo caos volano spavaldi i falchi, sicuri della loro forza e velocità. Gli storni si difendono ammassandosi e cercando di confondere i pellegrini con le loro movenze e con i repentini cambi di direzione: ma il falco esce sempre vincitore. Per tutte le serate nelle quali abbiamo seguito le acrobazie degli storni i falchi pellegrini (erano due) hanno sempre predato. D'altronde non potrebbe che essere così! 


Mano a mano che cala l'oscurità il volo degli storni perde sempre più quota, avvicinandosi al dormitorio. Nel giro di pochi minuti, e comunque prima delle 17,00, l'ultimo drappello di storni si è tuffato nel canneto. Il cielo, ormai sgombro, si va oscurando.


Il volo degli storni, l'ennesima magia della natura!