giovedì 21 febbraio 2013

Martedì...Sacro!

Ennesima puntata in quel di Comacchio e Mezzano! Non era contemplata nel nostro calendario un'altra uscita invernale da quelle parti, ma dopo le ultime notizie da quei luoghi, come potevano fare due "rapacidipendenti" come noi a mancare l'appuntamento con il falcone orientale? 
Un Sacro a Comacchio! Bisognava andare...
Come sempre sosta canonica alle Saline di Cervia: nei campi un bel gruppone composto da circa 60 oche selvatiche; nei bacini d'acqua moltissime volpoche.



Raggiungiamo Comacchio e percorriamo l'argine Agosta: a destra svassi piccoli e quattrocchi; a sinistra, lungo il canale, parecchi cormorani (bellissimi gli adulti nel loro piumaggio nuziale) e pochi marangoni minori. Nei ripristini vediamo i due cigni selvatici, mentre le poche oche rimaste e un nutrito gruppo di fischioni sono invece in "mare", abbastanza lontani dalla sponda.


Superata valle Zavelea, dove vediamo dalla strada una quindicina di fenicotteri, puntiamo decisi verso la cittadina di Comacchio, alla ricerca del falcone.
Prima nella zona dell'ospedale, giù fino alla stadio: niente. Torniamo sui nostri passi e prendiamo a destra per S. Giuseppe: perlustriamo ogni singolo pilone e traliccio presenti in zona ma non riusciamo a vedere il Sacro! 
Nei campi alle porte di S. Giuseppe osserviamo intanto una sessantina di gru.


Sul posto incontriamo una coppia di BW che come noi sono venuti apposta per il falcone, ma non sono ancora riusciti a vederlo. Ci accordiamo allora per pattugliare il territorio dividendoci le zone, e chi lo "becca" per primo, avvisa gli altri.
Ci dirigiamo dunque verso il Mezzano, imboccando poi lo stradone di via Mondonuovo, dove veniamo sorvolati da tre bellissime spatole.


Dopo un po', sulla sinistra, ci appaiono le gru: sono 157, in pastura nei campi. Si muovono, volano a gruppetti in fila indiana o in formazione classica; poi si riposano. Magnifiche!


Sulla sinistra, ma più avanti in una stradina laterale, osserviamo un andirivieni incessante tra le alberature e gli incolti, di uno stormo di fringillidi: fanelli e fringuelli sopratutto, ma anche passeri e migliarini di palude. In disparte se ne stanno tre saltimpali.



Tutto questo lavorio viene osservato con molta attenzione da un paio di poiane (lungo tutto l'arco della giornata abbiamo fatto indigestione di poiane: ce ne sono decine e decine!) appollaiate sugli alberi del bordo strada.
Gheppi, falchi di palude e albanelle reali maschio e femmina, sono gli altri rapaci osservati.



Sono già le 14.00 e del falcone neanche l'ombra, e il cellulare non ha ancora squillato!
Decidiamo di tornare verso Comacchio per tentare ancora la sorte. Come se ci fossimo accordati ci ritroviamo con i due bresciani, compagni di momentanea "sventura".
E mentre chiacchieriamo del più e del meno, e del come mai non riusciamo a vedere il falco, ecco che dalla nostra sinistra arriva un rapace in volo battuto. Con potentissimi e profondi colpi d'ala si avvicina ad un traliccio posto al centro del campo e vi ci si posa.
E' lui, è il falco Sacro: finalmente.


Per la quarantina di minuti che rimaniamo ad osservarlo, il falco non è che poi faccia molto: si spilucca le dita, si liscia qualche penna e...si guarda intorno! Due grandi stormi di piccioni svolazzano avanti e indietro, quasi a stuzzicarne l'appetito; mentre, sinistramente, dalla vicina chiesa giungono tristi rintocchi di campane che suonano "a morto".
Che se il falcone attaccasse i piccioni e ne predasse uno, si svolgerebbe davanti ai nostri occhi un bellissimo film, con tanto di appropriata colonna sonora!
Ma tant'è, è evidente che il rapace non ha appetito. E noi lo lasciamo lì appollaiato sul suo traliccio, e salutati i compagni di così buona ventura, riprendiamo la strada di casa.
Missione compiuta!





sabato 12 gennaio 2013

Nel segno dell'acqua


L'inverno offre spesso situazioni fantastiche sia sotto l'aspetto ambientale che sotto quello faunistico. Purtroppo non dove abitiamo noi! A meno di momenti meteorologici straordinari come è stato, per esempio, l'inverno dello scorso anno. Freddo e neve, tanto di tutto, hanno fatto si che nel nostro territorio si verificassero quelle situazioni di cui parlavamo all'inizio.
Altrimenti tocca "migrare", a volte a sud, più spesso a nord: e così abbiamo fatto la scorsa settimana. Venerdì siamo scesi in Abruzzo, al Lago di Campotosto, mentre sabato siamo saliti in Emilia, a Comacchio e al Mezzano.


Il Lago di Campotosto, nel territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, è un bacino artificiale posto a circa 1.400 metri di quota. E' ormai diventato un posto che visitiamo regolarmente, almeno una volta all'anno d'inverno. Assolutamente affascinante con quella cornice di monti che lo circonda, sempre innevato e, sopratutto, un luogo dove si incrocia un'auto ogni......verrebbe da dire "ogni morte di papa"! 
E' un'esagerazione sia chiaro, però rende bene l'idea!!!


Il lago offre rifugio a moltissime folaghe e a varie specie di anatidi: questa volta abbiamo trovato molti moriglioni. C'erano poi germani reali, fischioni e 5 fistioni turchi: due maschi bellissimi e tre femmine. Un bel gruppone di svassi maggiori se ne stava in disparte così come una trentina di cormorani, appollaiati su alcuni alberi morti affioranti dall'acqua. Lo spettacolo vero era dato dagli uccelli in decollo dalla superficie del lago. Dal momento che la strada che circumnaviga lo stesso è posizionata a qualche decina di metri sul livello dell'acqua, da lì si osservano i voli degli uccelli con somma goduria.
E così i moriglioni che s'involano lasciano dietro di loro una scia ben marcata sull'acqua,


mentre le rincorse delle folaghe che danzano sull'acqua controluce sollevando spruzzi e schizzi, sembrano dare vita ad una specie di "Holidays on Water"!




Tutt'attorno al lago, tra ontani, querce e arbusti di rosa canina si aggirano irrequieti molti piccoli uccelli. E' la prima volta che osserviamo dei coloratissimi lucherini.


Il giorno successivo, sabato, non potevamo mancare "l'immersione" nell'ocaio del Mezzano! E per rimanere fedeli al programma "Nel segno dell'acqua", via per la solita tratta: Cervia-S.Alberto-traghetto-Valli di Comacchio-Argine Agosta-Mezzano. Oramai siamo come i predatori a quattro zampe, che all'interno del loro territorio hanno individuato un sentiero di caccia che poi ripercorrono per tutta la vita; e che ogni tanto "marcano" per assicurarsene la proprietà. 
Per noi due i punti di riferimento sono un autogrill sulla A14, una piadineria lungo le supertrafficate strade emiliane, un posto appartato e tranquillo dove consumare il pranzo al sacco, e vari punti di osservazione sugli uccelli: sempre gli stessi posti! 
Anche noi, in qualche modo, marchiamo il "nostro" territorio!
Il fascino di questi posti rimane immutato nel tempo nonostante le nostre assidue visite: fiumi, canali, argini, specchi d'acqua, stradine che intersecano i grandi campi coltivati, e poi il grande "mare" di Comacchio. 
Questa volta, vicino alla riva, c'erano dei bellissimi quattrocchi.


Dalla parte opposta, oltre l'argine Agosta, i campi e gli specchi d'acqua erano un ribollire di oche: sopratutto lombardelle, mentre molte meno erano le selvatiche. Il loro continuo movimento, i loro spettacolari voli nei campi, e tra i campi e il bacino di Comacchio, hanno riempito tutta la mattinata, accompagnati dal loro incessante chiacchiericcio.





Lungo le sponde del canale che separa l'argine dai campi sostano marangoni minori, aironi e poiane.




Mentre sul terrapieno il falco di palude perlustra incessantemente gli incolti.


Ci siamo poi diretti verso il lunghissimo rettilineo che taglia in due la parte del Mezzano verso Ostellato, alla ricerca di altri uccelli, nello specifico le gru.


E le abbiamo trovate! Perse un po' nella nebbia che gravava in quella parte di territorio.
Ambientazione incredibilmente bella, affascinante: quasi un affresco da inferno dantesco! Le grandi sagome grigio nere delle gru incastonate nella massa grigio chiara della nebbia; e le loro lunghe zampe che si muovevano tra densi vapori che si alzavano dalla terra scura dei campi arati...


Passando in rassegna con il cannocchiale tutte quelle sagome, siamo fortunatamente incappati in uno smeriglio, immobile su una zolla di terreno.


Man mano che il sole riusciva sempre più a filtrare nella cortina nebbiosa, noi riuscivamo ad osservare in maniera soddisfacente le gru. Le quali, pian piano, a piccoli gruppi, hanno iniziato a spostarsi involandosi verso est.


A conclusione di questo post ci piace rimarcare una delle cose più belle, per noi, dell'attività del birdwatching. E cioè che anche dopo tantissimi anni di osservazioni (per me sono più di trenta, per MariaRosa invece poco meno) c'è sempre un momento nel quale possiamo dire: questi uccelli non li avevamo mai visti! 
Questa del Mezzano è stata la volta dei cigni selvatici! I due magnifici esemplari che sostano da un po' di tempo nell'area, si fanno osservare benissimo: in volo e posati nei campi di grano.










martedì 1 gennaio 2013

La "prima" del 2013

Questa mattina, affacciandoci alle finestre di casa per assaporare l'assolatissima giornata, osserviamo una simpatica civetta che ci "saluta" dal tetto di un palazzo difronte al nostro! 
E' la prima osservazione ornitologica del nuovo anno!


Se ne stava lì, placidamente appallottolata, a riscaldarsi al bellissimo sole di gennaio.
Poi ci ha guardato. Non oso immaginare cosa avrà pensato di noi due, le uniche presenze umane nel quartiere in quel momento: ad agitarsi e sbracciarsi sul balcone, con binocoli e macchina fotografica!


E noi l'abbiamo presa come un grande augurio, questa prima osservazione. Per l'anno che è appena iniziato, perché se il buongiorno si vede dal mattino..........
BUON 2013 A TUTTI VOI, con gli auguri della simpatica "ciuetina"!







mercoledì 12 dicembre 2012

Week-end dell'Immacolata

E' diventato quasi un rito quello di ritrovarsi nel Delta prima di Natale tra noi due, io e MariaRosa, e la compagine emiliana che frequenta ormai da anni la Gradina del Conero, in primavera. La simpatica accozzaglia dei personaggi, altrimenti detta "Gruppo Cimone" (strano che si siano dati il nome di un'acqua minerale quando tutti, ma proprio tutti, vanno allegramente a vino; e non è che ci fanno tanta strada con un litro: vanno da qui a lì, e il litro di vino è già finito!) dava per presenti in questa uscita pre-natalizia sei persone. 
A metà settimana il gruppo perde due unità per un forfait legato al freddo (ma è dicembre...) e alla paura della neve (ma si può aver paura di qualche centimetro di neve in pianura, vicino al mare?). Il giorno prima del ritrovo il fantomatico gruppo, rinominato "dei senza palle" perde altre due unità, per via di un virus intestinale (le cronache racconteranno di una nottata da incubo, trascorsa a consumare il pavimento di casa deambulando tra il letto e il WC!).
Abbiamo anche rischiato di rimanere da soli, perché i due superstiti della banda emiliana il mattino del sabato non si sono svegliati all'ora stabilita per partire (loro dicono che la sveglia non ha suonato, mah.......per noi non l'hanno proprio caricata) e sono quindi arrivati all'appuntamento con due ore abbondanti di ritardo.
Comunque noi, nel frattempo, ci siamo fatti tutto il giro del "mare" di Comacchio, da S.Alberto a valle Zavelea osservando, appena saliti sull'argine dopo il traghetto, dei fenicotteri "dormienti" sotto una leggera nevicata.


Percorrendo l'argine Agosta abbiamo quindi osservato a più riprese un numero spropositato di svassi piccoli, a gruppi di venti/trenta, e una decina di quattrocchi.

In zona Zavelea abbiamo cercato le oche, con scarsissimi risultati per altro e siamo andati successivamente a perlustrare i vastissimi campi coltivati, percorrendo il lungo rettilineo che taglia il Mezzano, quel giorno innevato.


E siamo stati fortunati, perché ci siamo imbattuti in un grandissimo stormo di colombelle.



Nella seconda foto si contano, con un po' di pazienza, 412 colombelle tra gli uccelli in movimento. Siccome lo stormo era grande almeno il doppio di quello ripreso dalla reflex, considerando poi tutti gli uccelli fermi a terra a pasturare tra le zolle, abbiamo stimato in più di mille le colombelle presenti! 
Bellissima questa osservazione!
Dopo esserci trovati con Max e Loretta, i superstiti della compagine emiliana, ci siamo fiondati alla Salina di Comacchio. C'era veramente poco da vedere, tranne qualche infreddolito cavaliere d'Italia,


ma siamo stati piacevolmente sorpresi da una magnifica nevicata (e che ci possiamo fare? A noi la neve piace da matti!). Anzi, approfittiamo di questa suggestiva immagine per augurare a tutti voi buone festività!


Al riparo del fido Doblò, detto il "furgoncino", un mezzo tuttofare ideale per chi pratica questa attività, abbiamo ammirato la salina ricoprirsi pian piano di una candida coltre bianca.


Dopo una veloce piadina (crudo, squacquerone e rucola) ci siamo diretti verso nord, lago delle Nazioni e valle Bertuzzi. Costeggiando la valle, mentre riprendeva a nevicare con "grazia e abbondanza" abbiamo carpito, alla ormai flebile luce del pomeriggio, questa immagine di paciosi moriglioni.


L'indomani, domenica, la meraviglia di ritrovarsi immersi in una giornata splendidamente luminosa, con un gran sole che di colpo aveva annullato l'altrettanto splendida coreografia del sabato pieno di neve! Che emozione quando gli elementi della natura riescono a sorprenderti in maniera così decisa, quasi violenta!
Colazione e via, verso la Sacca degli Scardovari. Iniziamo il giro da est, proprio dall'abitato di Scardovari, poi Bonelli e la spiaggia Barricata. Qui troviamo dei limicoli: una trentina di piovanelli pancianera, una pivieressa e cinque pivieri dorati.
Li ritroveremo più avanti, i pivieri dorati, in un bel gruppo di 82 uccelli intenti a cibarsi nei campi di grano dopo Ca' Mello. Senza apparente motivo s'involano improvvisamente e con dei larghi giri si allontanano. Subito dopo magicamente appare un falco pellegrino!


Lungo la strada che costeggia l'acqua della sacca tra di noi, mansioni equamente divise, c'è chi controlla il mare e chi la terra: in mare, insieme agli immancabili svassi piccoli, alcuni smerghi minori; mentre nei campi, tra le stoppie, appaiono e scompaiono numerosi chiurli maggiori.


Chiurli maggiori che osserveremo anche più avanti, con albastrelli e piro piro piccoli mentre più lontano, verso il mare aperto, sulla lingua di sabbia della Punta del Polesine, si muovono molte beccacce di mare.


E' ormai primo pomeriggio, abbiamo davanti a noi circa tre ore di auto per tornare a casa, e se ci riusciamo vorremmo fare delle veloci soste a valle Mandriole e alle saline di Cervia. Salutiamo quindi i nostri compagni d'avventura e ci mettiamo in marcia.
Mentre sbinoccoliamo velocemente sui canneti di Mandriole giunge una telefonata dal duo carpigiano con la quale ci mettono al corrente di aver appena osservato e fotografato, in zona Bosco Mesola, uno stormo di 44 gru in volo deciso verso sud. Ecco l'immagine


Lasciamo a malincuore valle Mandriole (che spettacolo: fenicotteri, oche, anatre, aironi e falchi di palude, mentre centinaia e centinaia di cormorani rientrano ai dormitori di Punte Alberete), ma vogliamo arrivare in tempo alle saline di Cervia per il tramonto, che presumiamo possa essere spettacolare. E difatti...


...ecco come ci si presentano le saline: uno spettacolo struggente, mozzafiato.
E nelle acque immobili, dai colori pastello, alcuni aironi bianchi maggiori provvedono a procurarsi il pasto serale.