giovedì 17 luglio 2014

L'arcobaleno fiorito!

Normalmente, per andare a Castelluccio di Norcia, saliamo da Castelsantangelo sul Nera alla Madonna della Cona: da lì scendiamo al Pian Perduto, ancora in territorio marchigiano.


Attraversato il pianoro, ora giallo di lenticchia, saliamo ai 1400 mt. di Castelluccio di Norcia (PG). Già assaporiamo mentalmente quello che ci aspetta sull'altro versante del colle su cui poggia il paese, ma nel ricordo di tutti gli inizi estate degli anni passati i colori si mescolano in un turbinio cromatico stordente. Immaginiamo quello che vedremo ma non ne abbiamo l'esatta percezione finché, attraversato il paese, ci affacciamo sull'immensa superficie del Piano Grande!




Stupore, meraviglia, un tuffo al cuore! Lo sguardo corre impazzito su quell'enorme superficie colorata senza sapere esattamente dove e cosa fermarsi a guardare: vorremmo abbracciare tutto in un unico sguardo, e allo stesso tempo fare incetta di particolari!













Le nuvole, in combutta con il vento, giocano ora a nascondere ora a svelare mescolanze di colori inusuali, accostamenti cromatici arditi ma gentili allo stesso tempo.
Niente è fuori posto: tutte le tessere colorate sono posizionate esattamente dove devono essere per formare questo straordinario mosaico!













Appena ci siamo ripresi dall'iniziale stordimento, alternando il grandangolo al tele, abbiamo dato spazio alla creatività catturando con la reflex sia grandi porzioni di territorio, sia particolari di appezzamenti dove la miscellanea dei colori ci facesse provare emozioni più intense.


Non è stato poi facile scegliere (tra più di 600 scatti.......) le poche foto che pubblichiamo, sperando che riescano a trasmettere almeno un po' della meraviglia da noi provata!


Fiordalisi, papaveri, margherite, cereali e leguminose.
Azzurro violaceo, rosso, giallo, bianco e verde. Questi i colori che mescolati tra loro creano, ogni primavera-estate,  lo straordinario "arcobaleno fiorito" sugli altopiani dei monti Sibillini.




Uno spettacolo assoluto, uno scenario di straniante bellezza che non va mancato, per nulla al mondo. Almeno una volta nella vita! La fiorita dell'altopiano di Castelluccio è uno stato d'animo rigenerante, di riconciliazione con la vita. Con quella sempre più spesso grigia e faticosa di tutti i giorni.








giovedì 3 luglio 2014

E' arrivata l'estate!

E' il momento del passaggio di consegne tra la primavera e l'estate, i primi nidiacei dei rondoni pallidi si sono già involati, e volendo provare l'accoppiata 300mm + moltiplicatore 1.4x sono salito verso la Cattedrale di S.Ciriaco, sul colle Guasco, per tentare di fotografare quelli che sono nati nella colonia che vive nella sottostante area del cantiere navale del porto di Ancona.

La Cattedrale di S.Ciriaco, dall'area del cantiere navale di Ancona

Le condizioni meteo erano perfette: bel sole e bellissima luce, tirava un discreto maestrale che faceva si che i rondoni dopo aver girato attorno alla chiesa, al momento di ripresentarsi davanti alla rupe trovassero il vento di risalita che li obbligava a 3 secondi (non di più) di stallo, dandomi così la possibilità di tentare degli scatti. Certo, non sono foto eccezionali, ma chi ha provato a star dietro ai rondoni con la reflex, comprenderà..........














Nei successivi fine settimana, gli ultimi di giugno, siamo andati a gironzolare nel parco dei monti Sibillini. Nel primo di questi siamo stati a Castelluccio di Norcia, per la fioritura della lenticchia, e a Monte Prata, dove da anni abbiamo "fatto nostro" un fontanile che è sempre stato prodigo di ottime osservazioni ornitologiche!

Fioritura della lenticchia nel Piano Grande di Castelluccio di Norcia

Lupinella Onobrychis viciifolia alle falde del M.Vettore
Dal grande pianoro abbiamo solo cercato osservazioni verticali, nel tentativo di incrociare i voli delle aquile reali. Non le abbiamo viste, ma al loro posto si sono materializzati tre bianconi contemporaneamente in caccia sui ripidi pendii del Vettore, all'altezza del grande Scoglio dell'Aquila.
Per il pranzo (coppa di testa di maiale, pecorino e pane cotto a legna di Borgo S.Antonio-Visso-MC) siamo quindi saliti al fontanile di M.Prata. Qui, tra un morso e l'altro di quell'ottimo cibo, ci siamo deliziati dell'abbeverata e soprattutto dei bagni di culbianchi, verzellini, fanelli, ballerine bianche, cardellini e prispoloni. Sono mancati all'appello il codirossone e il calandro, ma abbiamo registrato due nuove specie: il codirosso comune e lo zigolo giallo!




























Ad un certo punto, forse attirata dal nostro mangiucchiare, si è avvicinata una volpe. Così tanto vicina da "pretendere" delle bucce di formaggio! E poi è andata al fontanile, a bere.














Tre, quattro sorsate d'acqua e poi, quasi allarmata, è scomparsa tra la vegetazione. Ci siamo guardati attorno per capire il perché di quell'atteggiamento, senza peraltro venirne a capo. Solo quando lui, il Capo, ci è passato praticamente tra le gambe abbiamo capito come la furbetta, per evitare guai, avesse preferito svignarsela!


Il cane pastore, 'Capo' incontrastato di quei pascoli montani, aveva momentaneamente lasciato le pecore per venire anche lui ad abbeverarsi. Calmata la sete e degnatoci appena di uno sguardo è tornato poi su, in alto, a guardia del suo gregge.
L'ultimo sabato del mese siamo tornati sui Sibillini, ai 1800mt della Forcella del Fargno e poi, poco più in basso, sui vasti pascoli dei Piani di Ragnolo. Al Fargno ci siamo arrivati salendo da Bolognola, percorrendo poi la lunga sterrata che conduce fino al rifugio. Da lassù si gode un panorama grandioso, da un lato verso il non molto lontano Adriatico; dalla parte opposta si guarda verso la catena montuosa del parco: nello specifico Pizzo Tre Vescovi, la Val di Panico, Pizzo Berro e la grandiosa parete del M. Bove Nord.



Salendo al rifugio abbiamo incontrato culbianchi, fanelli, codirossi spazzacamino e spioncelli, tutti con nidiacei al seguito, e un presunto pullo di sordone (confidiamo che qualcuno ci aiuti a definire con certezza la specie).


pullo di Sordone
Arrivati alla Forcella, con l'ausilio del cannocchiale siamo finalmente riusciti ad osservare una decina di camosci (adulti e giovani nati quest'anno), sulle rocce del M.Bove. Alcuni gracchi corallini hanno attraversato la valle, mentre le allodole cantavano alte in volo sui pascoli alle nostre spalle.
Stavamo riponendo l'attrezzatura quando una grossa sagoma è sfilata alla nostra destra e si è messa in caccia davanti a noi, in Spirito Santo. Un magnifico biancone si stagliava perfettamente sullo sfondo scuro delle rocce.


Soltanto a casa, la sera guardando le foto al computer, ci siamo resi su quale sfondo guardavamo cacciare il biancone: un ombra inquietante!

Ma allora.......sono già tra di noi?
Scendendo dal Fargno, lasciando lassù visioni e pensieri "alieni", ci siamo diretti ai Piani di Ragnolo per concludere al meglio la giornata montana tra pascoli fioriti e rose canine esuberanti; tra averle piccole, calandri e saltimpali.





Piani di Ragnolo in fiore

Tra pochi giorni, verso la metà del mese, la tavolozza dei colori dell'altipiano di Castelluccio sarà al massimo del suo splendore. Su tutti l'azzurro, il rosso e il bianco dei fiordalisi, dei papaveri e delle margherite. Miscelati al giallo, al rosa e al violetto di altre essenze, renderanno spettacolare e unico il cromatismo di quei prati.




mercoledì 11 giugno 2014

Il piccolo Tibet

"Campo Imperatore potrebbe benissimo essere Tibet. Somiglia alla pianura di Phari-Dzong, sulla strada tra l'India e Lhasa". Così scriveva il naturalista, alpinista e viaggiatore Fosco Maraini quando visitò l'esteso altipiano abruzzese per la prima volta, alla fine degli anni Trenta del secolo scorso.


Ed è vero. Da qualsiasi parte si arrivi, quando ci si affaccia sull'immenso altipiano sembra di essere in un'altra parte del mondo, addirittura in un altro mondo! Lungo circa 25 km e largo da 3 a 7, con un'altitudine media di 1800 metri, il primo pensiero che il vastissimo pianoro suggerisce è: "Ecco com'era il pianeta Terra, ecco come dovrebbe essere. Grandi, grandissimi spazi; tanta rigogliosa natura e....pochi uomini!"


Campo Imperatore è la più grande depressione carsica europea, costituita da dolci pendii e piane alluvionali di origine lacustre, morene lasciate da antichi ghiacciai, brecciai e fiumare.


Le montagne che delimitano sul versante orientale l'altipiano sono tra le più alte dell'appennino. Su tutte svetta il Corno Grande (2912 metri); proseguendo verso sud si incontra il gruppo dolomitico formato dal monte Brancastello, le Torri di Casanova e il monte Prena. A chiudere questa possente dorsale il monte Camicia.
-Da sinistra a destra nella foto-



Prima di addentrarci e "perderci" nel pianoro tappa d'obbligo sono stati i 2100 metri dove giunge e termina questa strada: alla stazione della funivia, all'Hotel Miramonti, l'Osservatorio astronomico e il Giardino botanico del Parco. E dove ti accolgono i fringuelli alpini, atterrandoti praticamente tra i piedi alla ricerca di briciole e quant'altro lasciato dai frequentatori del luogo. E da dove si gode di un gran panorama sul Corno Grande.



Alla stazione della funivia nidificano, oltre al fringuello alpino, anche il codirosso spazzacamino e la ballerina bianca, mentre sotto i cornicioni delle strutture ricettive i balestrucci sono indaffaratissimi a costruire i nidi. Un'attività frenetica, ma che gran lavoro!

Ma si può lavorare così, sta sempre in mezzo ai piedi...
....mmm, c'è qualcosa che non va sul pavimento....
Poi c'è da impastare il materiale per la costruzione, il "cemento", e trasportarlo.........che fatica!!!


Mentre seguivamo le evoluzioni di quei passeriformi buttando ogni tanto un occhio al cielo, perché non si sa mai, ammiravamo le splendide fioriture facendo attenzione a non calpestarne...troppe. Giallo e blu su tutto, viole e genziane, e ancora piccoli appezzamenti dove i crochi erano così fitti da poterci girare soltanto intorno!

Crochi Crocus albiflorus

Genziana appenninica Gentiana dinarica
Violetta Viola Eugeniae subsp. - Genzianella Gentiana verna
E buttando ogni tanto un occhio al cielo perché non si sa mai, ecco premiata la nostra costanza: uno splendido e solitario grifone ha attraversato in diagonale lo spazio aereo davanti a noi!


Ridiscesi sull'altipiano abbiamo iniziato a percorrerlo in tutta la sua lunghezza, con frequentissime soste ad ammirare le fioriture, i paesaggi e gli uccelli che mano a mano incontravamo.
Ed ecco i calandri, le tottaville e i culbianchi ovunque.





Porzioni di pascoli meravigliosamente fiorite di orchidee, le coloratissime Dactylorhiza sambucina.



Piccolissimi specchi d'acqua, dei laghetti alpini incastonati come pietre preziose nell'ambiente montano.

Il lago di Racollo, nei pressi dell'omonimo rifugio. Sullo sfondo il monte Camicia
Le ballerine bianche con il nido a bordo strada, i fanelli sempre in coppia e sempre troppi metri avanti all'auto (mannaggia...) e rarissime averle piccole, incontrate dove i pascoli lasciano il posto alla prima vegetazione arbustiva.




Proseguendo in salita sulla strada del lago, dopo poche curve e qualche chilometro ci si affaccia su un'altra meraviglia dell'Abruzzo: le montagne del Parco della Maiella.


Il racconto potrebbe anche terminare qui ma.....non sarebbe completo. Non possiamo non accennare al Ristoro Mucciante e ai suoi "arrosticini".
Il ristoro è alloggiato in una vecchia struttura di legno (ora chiaramente ristrutturata) che faceva parte di una scenografia di due film western girati qui parecchia anni fa (della serie Trinità con Bud Spencer e Terence Hill), e offre agli affamati viandanti l'arrosticino, uno spiedino di carne di pecora, vera specialità abruzzese. Ma la particolarità della cosa consiste nel fatto che uno va, acquista una certa quantità di arrosticini (o di bistecche, o di salsicce, o di tutto quanto) torna fuori e trova una decina di bracieri sempre accesi, chiamati le "fornacelle". Canaline di circa 2 metri di lunghezza che poggiano su due cavalletti, all'interno delle quali la carbonella brucia continuamente.
Ci si ritaglia uno spazio tra gli altri commensali, che può essere di 30, 50, 100 cm, o di tutta la fornacella, a seconda del cibo che hai da cuocere. E il gioco è fatto: cuoci e mangi e bevi. Quando hai finito, se non ti basta, torni dentro il negozio, acquisti il crudo, torni fuori, ricuoci e rimangi. E ribevi! 
Fino al raggiungimento della beatificazione mentale e corporale.............

Questa volta l'ho fregata...con la scusa delle foto!

La "fornacella" in piena attività


Ed ecco un classico e bell'esempio di convivialità: quattro motociclisti, forse anche amici, concentratissimi a far si che i loro arrosticini non brucino e, sopratutto, che nessuno freghi qualcosa all'altro!!!

Tutto questo è Campo Imperatore, nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.