venerdì 15 luglio 2016

Altopiani appenninici: fuga dalla città!

Due settimane fa siamo saliti ai 1400 metri di Castelluccio, nel parco nazionale dei monti Sibillini, in occasione della fioritura degli appezzamenti coltivati a lenticchia: cose mai viste, e non parliamo dei fiori! Divieto assoluto di parcheggio libero ovunque: ogni minimo spazio adatto ad una breve sosta lungo l'infinito rettilineo che taglia in due il Piano Grande era chiuso da ridicoli tondini in ferro (quelli dell'edilizia...) con nastro di plastica biancorosso; rimozione forzata ovunque; mega parcheggio inventato di sana pianta ai piedi del Redentore, sulla strada per Forca di Presta. Attenzione: parcheggio a pagamento, €5 per la giornata! Uomini in divisa e armati (pistolone alla cintura) ovunque: vigili urbani, carabinieri, guardie forestali e un corpo di vigilanza privato. Da non credere, la Fioritura di Castelluccio militarizzata! E poi la gente. Come allo zoo: tutti in fila e asserragliati difronte alle colture. Prima, e dopo dentro le colture; perché se non fai una foto con i piedi sopra i fiori e la lenticchia non vale... Che tristezza, e se questo è il futuro di Castelluccio in fiore beh, non fa per noi. Vorrà dire che ci andremo in altri periodi dell'anno: anche senza fioritura è spettacolare lo stesso!
















Per fortuna basta poco in montagna per allontanarsi da quelle folle straripanti e ci siamo perciò rifugiati in uno dei nostri angolini preferiti, ad osservare uccelli e...volpi! Mentre in alto volteggiavano due bianconi sul terreno, tra i tanti uccelli, da segnalare una coppia di zigoli gialli: nella foto lo splendido maschio. E poi è arrivata lei, una volpe. Ha abbandonato tra l'erba una arvicola appena catturata, perché ha preferito le bucce del nostro pecorino! E' proprio furba la volpe...

















Sabato scorso altra fuga dalla città. Destinazione Campo Imperatore, L'Aquila. Un altopiano meraviglioso, un luogo incantato ai piedi del Gran Sasso, ad un'altezza media di 1800 metri. Non molta gente, raggruppata prevalentemente in due punti: dove si prendono i sentieri per salire sulla cima più alta dell'Appennino, e  dove si mangiano i famosi "arrosticini"! Tra rocce, calanchi, immensi pascoli e straordinarie fioriture. Salendo verso Campo Imperatore si susseguono scorci panoramici mozzafiato con splendide fioriture a bordo strada, e larghe e profonde vallate dove pascolano cavalli bradi.


Salcerella (Lythrum salicaria)



Avvicinandoci al Gran Sasso tutto intorno è un gran fiorire di Tasso barbasso o Verga di Aronne (Verbascum thapsus). Ogni roccia può nascondere una famiglia di Culbianchi: difatti ogni tanto ne salta fuori qualcuno e si mette in bella mostra. Sopra le nostre teste c'è un gran canto di allodole. Arrivati presso la struttura alberghiera di Campo Imperatore, osserviamo il frenetico movimento della nutrita colonia di balestrucci che la abita.




Scendiamo di nuovo verso l'altopiano, osserviamo e fotografiamo scenari bellissimi, mentre il Doblò punta decisamente verso sud (lo sa lui il perché... è già mezzogiorno!).



All'improvviso una sagoma inconfondibile sorvola la strada. "Albanella" grida il coro dentro l'auto! Per fortuna si è messa in volteggio appena superata la sede stradale, così da poterla fotografare al meglio. E' una minore, dico io, anche se mentre scatto foto non guardo più di tanto i particolari. Ma che albanella è dice MariaRosa, ha le ali nere! Come ha le ali nere...ancora pochi scatti e prendo il binocolo. Porca putt...ha le remiganti completamente nere, e il resto del piumaggio è grigio! Ma non ha neanche le due barre scure nel sottoala, e la coda è grigio chiaro uniforme. La silhouette è da minore, non ci piove, però che strano piumaggio....Sarà un qualche ibrido, o una stranezza della natura? Però è spettacolare, bellissima! Poi stasera a casa cerchiamo di capirci qualcosa, al limite chiediamo "aiuto". E l'aiuto è arrivato sotto forma di Andrea (soc..)Corso!
Questo il verdetto: "Albanella minore, maschio adulto. Una sorta di morfismo scuro decolorato, quindi fuligginoso. Capita talvolta coi morfismi neri o scuri nei rapaci che ci siano individui "sooty", cioè fuligginosi".


A quel punto, leggermente euforici, ci siamo chiesti: dov'è che stavamo andando? In quel preciso istante il Doblò si è messo in moto (da solo!!), e per fortuna che siamo riusciti a salire a bordo che è partito come un razzo! E già, perché in lontananza si vedevano salire in cielo delle leggere volute di fumo azzurrino. Alcuni fuochi erano accesi, i tavoli erano già pieni di persone dalle mandibole ruminanti. All'interno del rifugio abbiamo fatto la nostra spesa: arrosticini, caciocavallo e profumatissimo pane (farina e acqua del posto, che fanno la differenza, e forno a legna), 


Tra fumi e profumi, le schiene curve su quelle leccornie. Le sapienti mani che rendono geometricamente perfetto l'allineamento degli spiedi sulla "fornacella", e che con perizia girano e rigirano gli arrosticini per cuocerli a puntino, senza bruciacchiarli. E poi si mangia.
A stomaco "soddisfatto" riprendiamo il cammino svoltando a sinistra per il rifugio Racollo e l'omonima strada provinciale. La carreggiata si restringe e sale dolcemente, tra curve e controcurve, introducendoci in un ambiente dal terreno ondulato, con arbusti e alberelli, piccoli appezzamenti coltivati e larghe pozze d'acqua. Ci addentriamo lentamente in un'area di prati stupendamente fioriti, sopratutto di orchidee. Mentre finalmente ci imbattiamo, su arbusti di rosa canina e paletti di recinzione, nelle prime averle piccole e in alcuni saltimpali: due specie purtroppo sempre più difficili da osservare!


E dietro l'ennesima curva... migliaia di orchidee!



Dopo aver trascorso non sappiamo quanto tempo in quei meravigliosi prati, ci spingiamo appena più avanti. Dove sappiamo esserci un punto dal quale si può vedere di nuovo e in lontananza il Gran Sasso. Sperando che il prato a lato della strada sia fiorito nella "giusta" maniera! E così è.


Avremmo voluto fermarci ancora, ma da lì ci sono due ore e mezza di viaggio per rientrare a casa. L'ultimo saluto da Campo Imperatore è di una femmina di gheppio, che vola affiancata a noi per un breve tratto. Poi, con uno scarto verso l'alto, si blocca a mezz'aria: sarà stata una lucertola o un toporagno ad aver attirato la sua attenzione?













mercoledì 1 giugno 2016

Binocolo e reflex, gli strumenti di una passione!

Il meteo dice bene: sole e leggera ventilazione. Nel cielo azzurro poche nuvole si formano e si dissolvono, creando a terra zone d'ombra e di luce interessanti per la fotografia. E' venerdì e con i  miei fidati strumenti vado a divertirmi! Oggi sono solo (c'è chi lavora e chi...no) quindi birdwatching  cittadino, zona portuale, colle Guasco e parco del Cardeto. Prima una visita allo stabile che accoglie una importante colonia di rondoni pallidi, difronte il cantiere navale. Ma non metto mano alla reflex: per fotografarli aspetto di salire verso la cattedrale. A metà costa, da una delle curve panoramiche. E' quello il punto migliore per scattare foto sia ai rondoni che ai gabbiani e i loro pulcini.




























Lo spazio aereo tra il colle e il porto antico è pieno dei voli dei gabbiani reali e dei rondoni pallidi; alle spalle, verso i tetti di Ancona vecchia, centinaia di rondoni comuni creano caroselli bellissimi. Tra i pallidi (saranno sottospecie?) ce ne sono di quelli "a falce di luna" e  quelli "dalla bocca larga"!



Da quel punto il panorama sul porto è straordinario!


Proseguendo nel mio giro ornitologico mi addentro tra i boschetti del Cardeto, lungo larghi tracciati che salgono verso il vecchio faro, e oltrepassato quello nuovo mi appare l'altra parte della città, quella che guarda verso SE, verso il Conero. Qui vado alla ricerca dei codirossi comuni. Ormai conosco perfettamente in quali buchi delle vecchie mura nidificano e mi apposto in attesa di vederli portare materiale per il nuovo nido, o trasportare imbeccate per i pulli già nati. I codirossi sono spettacolari!
















Sulla strada del rientro all'auto, transitando alle spalle delle palazzine della Capitaneria di Porto e della Guardia di Finanza, osservo un andirivieni incessante di rondoni da e verso le finestre degli stabili: nidificano anche lì, nei cassonetti delle serrande, a contatto "di gomito" con i militari e i civili che vi lavorano!


Intanto mi aveva chiamato lei, la "capa" di casa, dicendomi che nel suo giro mattutino preufficio, si era imbattuta in un nido di rondine in centro città! Ma no, ma dai, ma mi prendi in giro. Ma dici davvero? Allora vado subito a vedere. Detto fatto, e c'era! Una coppia molto indaffarata, credo ancora intenta a terminare la costruzione del nido, posto dietro un neon a muro, all'interno di un piccolo porticato d'ingresso di un condominio. Proprio difronte il portone d'entrata! Una prima assoluta, almeno per noi!

La freccia indica il punto della nidificazione














Sabato armi e bagagli in spalla, pranzo al sacco pronto nel sacco (altrimenti che pranzo al sacco sarebbe!) si parte per una giornata di BW in zone umide. Destinazione saline di Cervia e valli di Comacchio. Arrivati alle saline dal nostro solito ingresso (Villa Inferno) rimaniamo alquanto delusi dal trovare praticamente nulla o quasi (almeno in quelle vasche lì): un centinaio di fenicotteri sparpagliati sulla sinistra, la piccola colonia di gabbiani corallini, lontani sulla destra, qualche timida garzetta. Lentamente raggiungiamo l'hotel Ficocle, poi a sinistra lungo la forlivese. A parte un po' di gabbiani reali con pulli, il resto è desolatamente vuoto! Bene, pausa di riflessione con caffè (rigorosamente autoprodotto in loco) e poi decidiamo di fare un salto sul lato sud delle saline, al kartodromo. E lì ci si apre un mondo, finalmente!


















Mignattini piombati e comuni, gabbiani rosei e corallini. Un tripudio di sterne comuni, moltissime in cova; e con loro avocette e gabbiani comuni.














Ma i nidi sono così vicini che la vita condominiale non è per niente facile! Le scaramucce sono continue, e sono quasi sempre le sterne a provocarle.









Ci saranno almeno un migliaio di fenicotteri, in lontananza su un isolotto un'altra colonia di sterne e gabbiani. Da un palo in cemento si invola una pettegola, mentre un'avocetta si libra, elegante e vocifera, nell'aria. Una coppia di gabbiani comuni ha ben altro per la testa che dar retta alle rimostranze delle sterne.....







Riposta tutta la "strumentazione" nell'auto,  ripartiamo verso nord: destinazione valli di Comacchio. Prima però doverosa deviazione verso la Bevanella per tentare l'approccio con la ghiandaia marina. E' lì che ci aspetta, posata su un palo. Arriviamo e s'invola, giusto il tempo di uno scatto mentre sul lato opposto della sterrata, sui cavi, si posa un bel cuculo maschio.



Arrivati a ridosso di Comacchio, puntiamo direttamente alle saline e.......sorpresona: la strada lastricata di buche (ogni volta che la imboccavi ti si stringeva il cuore pensando alle "sofferenze" dell'auto), ora è praticamente tutta asfaltata! Poca vita in quella piccola parte delle saline: qualche coppia di gabbiano reale con pulli, pochi cavalieri d'Italia in cova. Due pettegole zampettano tranquille nelle acque basse mentre sopra di noi vola una sterna zampenere.








Attraversato Comacchio puntiamo su Valle Zavelea e l'argine Agosta. Sosta pranzo nel boschetto difronte l'oasi, e mentre mangiucchiamo i panini gli occhi intercettano tutti gli uccelli che ci si parano davanti. Rondini a non finire, piccoli drappelli di colombacci, un maschio di albanella minore in caccia sui prati, airone cenerino e guardabuoi e l'onnipresente beccamoschino. E all'improvviso una saetta giallo-nera, il rigogolo!






Percorriamo l'Agosta a passo d'uomo (tanto non c'è traffico): a destra, lungo il canale, molti gruccioni indaffarati lungo tutta la bassa parete dell'argine, nell'acqua scivolano le volpoche con pulcini al seguito. Un'altra albanella minore batte sistematicamente i coltivi, questa volta c'è anche un falco di palude; le minuscole porzioni di canneto risuonano dei gracchianti canti dei cannareccioni, mentre  è incessante l'andirivieni delle sterne comuni. A sinistra, nel grande mare di Comacchio, e sottocosta, galleggiano pigramente una trentina di svassi piccoli, bellissimi nella loro livrea nuziale. Lasciato l'argine Agosta e puntando su Prato Pozzo, in un uno sfalcio troviamo una "squadra" formata da una quindicina di aironi sonnecchianti. Nel gruppo due splendidi aironi rossi.


Prima di attraversare il fiume Reno con il traghetto di S.Alberto, facciamo una breve sosta per osservare gli assembramenti di fenicotteri lungo la penisola di Boscoforte: saranno qualche migliaio! Piccoli gruppi più vicini a noi s'involano per raggiungere gli altri, mentre due spatole setacciano l'acqua con il loro caratteristico movimento: destra, sinistra, destra, sinistra, destra, sinistra.


Riprendiamo quindi la strada di casa non senza aver fatto una doverosa sosta di nuovo a Cervia. Ritroviamo più o meno le stesse cose, gli stessi uccelli e gli stessi atteggiamenti, ma la luce del tardo pomeriggio impreziosisce il tutto.
Domenica. Chiudiamo il trittico con una giornata di birdwatching in quota. Sui monti Sibillini, oltre i 1200 metri: tra Castelluccio di Norcia, Forca di Presta e monte Prata. Non ci aspettiamo di fare chissà quali osservazioni, conosciamo benissimo i posti e gli uccelli che ci aspettano, ma la voglia di andare "in alto" è tanta! E poi stiamo entrando nel periodo magico delle fioriture dei pianori di Castelluccio. Ora il Piano Grande è un'immensa tavolozza dorata; nell'arco di un mese avrà assunto tutti i colori dell'arcobaleno!


La giornata trascorre girovagando per quei pianori incontrando pochi raccoglitori di funghi: sembrano formiche in quelle vastità. Con loro altrettanti pochi fotografi che si cimentano nella foto macro con fiori, insetti e farfalle. Un bel gruppo di gracchi corallini si ciba a terra, infilando nel terreno i loro lunghi becchi ricurvi alla ricerca di vermicelli.
Salendo verso Forca di Presta incontriamo i primi culbianchi e qualche calandro. In alto, sui pendii erbosi sotto la Balza dell'aquila, cacciano poiane e gheppi.



Riattraversiamo Castelluccio verso l'ora di pranzo: è piena di turisti, quelli del mordi e fuggi. Vengono scaricati dai pullman, visitano i negozietti dei prodotti locali, comprano qualche sacchetto di lenticchia, mangiano un panino e....i pullman se li riportano via. Fine della gita! Noi percorriamo la strada del Pian Perduto e saliamo a monte Prata. Ci fermiamo al fontanile degli impianti di risalita e aspettiamo i visitatori dell'acqua. E arrivano, puntuali come sempre. Fanelli, cardellini, fringuelli, culbianchi, prispoloni, calandri, verzellini, zigoli gialli, ballerine bianche. A volte anche il codirossone e il crociere.



E' ormai metà pomeriggio e c'è anche un bel vento. Decidiamo di scendere a valle, passando però da Ussita per cercare di fotografare, lungo l'omonimo torrente, la ballerina gialla. Ci va anche bene. Ne troviamo una, non è proprio nel torrente, ma fa lo stesso.


Abbiamo trascorso tre giornate fantastiche, abbiamo fatto del buon birdwatching in tre ambienti completamente diversi. Ma dove, quando, e se ci sono loro, gli uccelli, noi stiamo bene. Sempre.