martedì 1 gennaio 2019

2018, l'ultima sbinocolata.


Accendendo candele, facendo offerte, toccando ferro e corna per allontanare lo spettro delle nebbie deltizie, abbiamo percorso poco più di un centinaio di chilometri verso nord, verso le saline di Cervia e l'area allagata della Bevanella. Ci è andata bene, proprio come doveva essere per chiudere in bellezza il 2018!
Molti gli uccelli osservati nelle due località e discreto anche il numero delle specie viste: una cinquantina.
Tra le centinaia di fenicotteri un probabile fenicottero minore (ha dormito per tutto il tempo!), oche selvatiche, mestoloni, canapiglie, alzavole, fischioni, una bellissima coppia di casarche. Avocette e moltissime volpoche. Spatola, airone bianco maggiore, cenerino e garzetta. Beccaccino, folaga, gallinella d'acqua, tuffetto, chiurlo maggiore, piovanello pancianera, gambecchio comune, piviere dorato e combattente. 
Fringuello, pettirosso, codirosso spazzacamino, migliarino di palude, cardellino, pispola, saltimpalo e martin pescatore. Falco di palude, poiana, gheppio e smeriglio. Cormorani e marangoni minori, gabbiani reali e comuni.
Cigno reale, germano reale e pavoncelle. Gazze, cornacchie grigie, fagiani e....forse li abbiamo elencati tutti! 
A seguire una carrellata di immagini:





















Soltanto a metà pomeriggio una leggera coltre nebbiosa è iniziata a scendere su Cervia sud, confondendo le immagini e lasciando più che altro alla nostra fantasia la possibilità di intravedere le sagome degli uccelli.







lunedì 1 ottobre 2018

Pirenei atlantici: Organbidexka


Tornante dopo tornante, mentre saliamo verso il nostro punto di osservazione a 1200 mt sul colle di Organbidexka gli occhi di MariaRosa, vogliosi di volteggi e planate, scrutano minuziosamente i profili degli alti pascoli. I miei invece (..di occhi) guardano spesso di lato per vedere dove "metto" le ruote del Doblò, e in basso' per captare movimenti dal fondovalle. 
Sono iniziate esattamente così tutte le nostre giornate trascorse a cavallo di agosto e settembre, nel periodo del picco del passaggio dei falchi pecchiaioli, nel sud ovest dei Pirenei francesi.

In presenza di bel tempo stavamo nella postazione alta, che spesso condividevamo con pecore e cavalli, circa 200 metri a valle di quella ufficiale della LPO (Ligue pour la Protection des Oiseaux); con nuvole basse e nebbie scendevamo di qualche tornante, circa 150 metri più in basso, in un piccolo spazio da condividere, specialmente da metà pomeriggio, con una decina di bionde mucche!

Stravaccata...
Il montone, l'eccentrico!


Otto giornate di immersione totale nei movimenti migratori verso l'Africa di rapaci e cicogne. Viaggi in solitaria di aquile minori, falchi pescatori e bianconi. Flussi di piccoli e grandi stormi di pecchiaioli, nibbi bruni, cicogne bianche e cicogne nere.









Negli otto giorni di conteggio abbiamo censito 5201 rapaci. La stragrande maggioranza, visto il periodo, era composta dai falchi pecchiaioli (4848), seguiti dai nibbi bruni (220). Via via con numeri molto, molto più bassi i falchi di palude (38), gli sparvieri (27) e i bianconi (17). Ancora le aquile minori, i gheppi, le albanelle (reali e minori), i falchi pescatori, i lodolai e le poiane. 
E poi le cicogne: 334 le bianche e 23 le nere.





Bellissimi i primi giovani pecchiaioli nel loro intonso e pulitissimo piumaggio. Primarie delle mani e secondarie scure, cera gialla del becco che riluceva a un chilometro di distanza e, una volta vicini, la mascherina quasi nera attorno agli occhi. I più belli tra tutti i rapaci visti transitare sul colle!


Il mattino percorrevamo i tornanti quasi in contemporanea con i pastori (evidentemente motorizzati), che salivano poi fino agli alti pascoli. Una volta sul posto il loro compito era di aprire gli stazzi e lasciar uscire le greggi. Da lontano assistevamo allo spettacolo dello sciamare delle pecore che si riversavano a migliaia lungo i dolci pendii erbosi. Con tutta quella immensa "folla" di animali era piuttosto facile comprendere il perché tutti i giorni avessimo attorno a noi centinaia di grifoni (incontabili, veramente), gipeti (a volte soli, a volte in coppia, un giorno in tre) e capovaccai: questi ultimi meno presenti dei gipeti. E poi nibbi reali ovunque, e poiane con juv al seguito. Su quelle montagne c'è cibo in abbondanza per tantissimi predatori.





Un giorno siamo saliti al Col du Pourtalet, terra anch'essa di avvoltoi (Capovaccaio a colpo sicuro) e di Spioncelli nei pascoli e lungo il torrente.


Un altro giorno al Passo di Larrau (difronte a Organbidexka) dominio incontrastato dei Nibbi reali e dei Corvi imperiali. Passaggi continui di stormi di Gracchi corallini e alpini. Nei pascoli moltissime Cutrettole.


A fine giornata, per rientrare nella nostra dimora vacanziera quasi arrivati nel fondovalle, dovevamo costeggiare per alcuni chilometri il torrente Larrau (con una strada tutte curve, piacevolissima da percorrere in auto: chiedere lumi a MariaRosa...!). Un corso d'acqua spumeggiante, gorgogliante e chiacchierino (ho un debole per le acque di montagna), con le sponde ricoperte da una lussureggiante vegetazione dove spiccavano, per i colori e l'abbondanza, le buddleie. Ed erano sempre piene di farfalle! Lungo il torrente abbiamo osservato, sapendo di trovarli, ballerine gialle e merli acquaioli.




"Coup de coeur" di questa breve vacanza pirenaica è stato senz'altro l'osservazione di uno stormo composto da circa 130 cicogne bianche. L'avevamo avvistato ancora abbastanza lontano, ben oltre la valle di Larrau. Ma in avvicinamento. E abbiamo molto sperato che le cicogne ci arrivassero abbastanza vicine (quel giorno molti pecchiaioli li avevamo avuti sopra la testa). E così è stato: pian piano, con fare quasi indifferente, volteggiando e planando sono arrivate sopra i boschi davanti a noi. Hanno preso l'ascensionale proprio lì e arrivate poco più alte della nostra postazione....ci si sono dirette con grande decisione. Fino ad arrivare sulle nostre teste, a non più trenta metri di altezza. E si sono rimesse a volteggiare. Spettacolo incredibile, emozione fortissima in un silenzio assoluto. Poi sono ripartite, un po' alla volta hanno puntato verso sud ovest, verso il non lontano crinale che segna il confine tra Francia e Spagna. Io e la birdwatcher più ostinata del mondo (nel senso che mette in moto il binocolo alle nove di mattina e lo ripone nella custodia poco prima di arrivare a casa!) abbiamo provato a dirci qualcosa ma dalle nostre bocche, per un po', non è uscito alcun suono.


Termina così il breve racconto della nostra terza visita ad uno dei posti europei più belli per l'osservazione della migrazione dei grandi veleggiatori. Per il contesto ambientale, per i verdi pascoli, per gli uccelli di passo e per quelli stanziali: non ci si annoia veramente mai! Ancora due immagini: un volteggio di pecchiaioli e nibbi bruni e la valle di Larrau dalla postazione alta. 
Siamo stati benissimo!